Broccoli alle acciughe

gennaio 24, 2010

«Cosa? Che cosa hai fatto? Di’ un po’, ti è andato in acqua il cervello?» Lui non trova di meglio, in risposta, che guardare fuori dalla finestra. Il crepuscolo avanza come una nube in transito, scurendo in progressione il verde dei platani e i cofani delle auto parcheggiate.  Lei cammina su e giù per la stanza. «Senti qua» aggiunge a testa bassa, come se l’idea che ora va esponendo e le stesse parole con cui l’espone si trovassero sul pavimento e lei non facesse altro che vederle e raccattarle. «Ora tu fai una cosa. Torni indietro e dici che si è trattato di un errore. Uno stupido errore. Anzi no, uno scherzo. “Non ci avrete mica creduto?” dici. E ci fai su una bella risata. Insomma, inventati qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma riporta a casa quel cazzo di lavoro!» «Cerca di capire» articola lui, la voce sottile, evanescente, come se provasse a difendersi più davanti a se stesso che a lei. «Cerca di capire. Quattro giornate non pagate non sono un’inezia. Oltre alla paga fuori busta. È una questione di principio. Erano mesi che…» «Una questione di principio? Hai detto una questione di principio?» Ora lei è furiosa. Si dirige verso la tavola, una tovaglia in plastica a fiori apparecchiata con un bicchiere, una bottiglia d’acqua, un piatto di broccoli alle acciughe e due posate. Afferra il piatto e ne rovescia il contenuto sul pavimento. Poi lo rimette a posto, tra forchetta e coltello. «Eccola qui la tua questione di principio. Prego, serviti pure. E sta’ attento a non abbuffarti.» Poi all’improvviso, inspiegabilmente, si acquieta. La furia le abbandona il viso come un demone atterrito. Sembra svuotata. Si affloscia sulla sedia sotto il peso di quel qualcosa che le è appena crollato dentro. Lui cerca di alleggerire la tensione. «Dai, ce la caveremo. Come sempre. Sei o non sei la mia sparring partner?» E finge di colpirla in pancia con un gancio, un vecchio gioco tra di loro. Ma lei si volta col corpo dall’altra parte, di scatto, proteggendosi il ventre con la spalla destra. Lui alza le sopracciglia. Ha capito. È nello stesso istante in cui si accorge del quadro. Quello coi pesci rossi accanto alla finestra. È  inclinato. Non troppo, ma quanto basta perché la stanza ruoti di qualche grado rendendo tutto irreale.

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