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	<title>IL LIBRO DELLA MENTE</title>
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		<title>Trasloco</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 23:02:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Informo i miei 25 lettori che l&#8217;autore di questo sito ha traslocato qui. Perché? Perché cambiare fa bene al cuore. Per il gusto perverso di produrre per la prima volta spazzatura internettica (qualcosa di molto simile al brivido che si prova spiaccicando una caccola sotto il bordo di un tavolo). Per sperimentare l&#8217;emozione di giustificarsi elencando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=329&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Informo i miei 25 lettori che l&#8217;autore di questo sito ha traslocato <a href="http://yoknapatawphacounty.wordpress.com/">qui</a>. Perché? Perché cambiare fa bene al cuore. Per il gusto perverso di produrre per la prima volta spazzatura internettica (qualcosa di molto simile al brivido che si prova spiaccicando una caccola sotto il bordo di un tavolo). Per sperimentare l&#8217;emozione di giustificarsi elencando una serie di perché. Per un motivo che conosce solo lui. Perché il nome del nuovo blog suonava di gran lunga meglio.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/illibrodellamente.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/illibrodellamente.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/illibrodellamente.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/illibrodellamente.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/illibrodellamente.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/illibrodellamente.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/illibrodellamente.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/illibrodellamente.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/illibrodellamente.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/illibrodellamente.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/illibrodellamente.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/illibrodellamente.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/illibrodellamente.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/illibrodellamente.wordpress.com/329/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=329&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cartoline 2 / Atene</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 13:34:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Attracchiamo al Pireo nella prima mattinata. Il termometro dà ventitré gradi, l’umidità sfiora il settantasei per cento e si vede: lo scalo, la città e i monti alle sue spalle sono velati da filacce di nebbia fittissima. Alcune barche più al largo sembrano sospese, come modellini da collezione, in una bottiglia di ouzo. È la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=323&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Attracchiamo al Pireo nella prima mattinata. Il termometro dà ventitré gradi, l’umidità sfiora il settantasei per cento e si vede: lo scalo, la città e i monti alle sue spalle sono velati da filacce di nebbia fittissima. Alcune barche più al largo sembrano sospese, come modellini da collezione, in una bottiglia di <em>ouzo</em>. È la prima volta che vedo  un porto delle dimensioni del Pireo, così grande che in realtà – mi informa il capitano – «è più porti messi insieme». Da qui, cioè dalla balaustra di poppa del sesto ponte della nave, l’Acropoli non è visibile. Tuttavia l’anfiteatro di vette che circonda a semicerchio la città portuale ne è già più che un presagio. E infatti dopo aver attraversato la città in tassì – un viaggio rocambolesco per semafori rossi, sorpassi a destra e un’improbabile idea di scorciatoia, per oltre mezz’ora praticamente in balia (ma dovrei dire «in ostaggio») di un autista dai folti baffi staliniani intento, mentre scazzotta il volante impellicciato, a fumare sigarette greche, accapigliarsi al cellulare suppongo con una moglie permalosa e sorseggiare a scatti da una fiaschetta metallica qualcosa che all’olfatto sembra alcol puro denaturato – alla fine eccomi qui. È con un piacevole scrocchio delle vertebre cervicali che sollevo la testa per avvistare da basso l’Acropoli. Mi arrampico insieme a un gruppetto di turisti con una goffaggine da <em>rampeur</em> dilettante. L’odore di foglie marce è nauseabondo. Passo attraverso Porta Beulè e raggiungo i Propilei. La maggior parte dei monumenti è in fase di ristrutturazione. Sulla destra il tempietto di Atena Nike, interamente incappucciato dalle impalcature, è appena visibile. I ponteggi di metallo sfigurano anche il Partenone. Mi rifugio con altri turisti nella contemplazione della loggetta delle cariatidi: le teste che reggono il tetto della balconata da millenni, il loro vigore senza sforzo. Poi seguo la folla e mi sporgo dal parapetto di roccia.  La veduta di Atene che si gode da quassù è quasi aerea. Dopo un bel po’ decido di scendere e mi addentro nella Plaka. Sirtaki e odore di pita nell’aria. Mi allontano ulteriormente fino a fare una puntatina al tempio di Zeus Olimpio. Viste da qui, le rovine classiche imbracate dai ponteggi testimoniano l’estenuante, ininterrotta manutenzione dell’eterno. Per un attimo dimentico i libri di storia e le nozioni dei manualetti d’arte e, con un senso di vertigine, mi aggredisce l’allucinazione che lassù, su quello zoccolo di roccia, l’Acropoli sia in fase di costruzione, appena messa in cantiere. Il passato – annoto sulla mia moleskine – è ancora tutto da fare. Ma il pomeriggio è ormai inoltrato. Mi tocca ritornare alla nave.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/illibrodellamente.wordpress.com/323/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/illibrodellamente.wordpress.com/323/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/illibrodellamente.wordpress.com/323/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/illibrodellamente.wordpress.com/323/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/illibrodellamente.wordpress.com/323/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/illibrodellamente.wordpress.com/323/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/illibrodellamente.wordpress.com/323/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/illibrodellamente.wordpress.com/323/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/illibrodellamente.wordpress.com/323/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/illibrodellamente.wordpress.com/323/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/illibrodellamente.wordpress.com/323/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/illibrodellamente.wordpress.com/323/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/illibrodellamente.wordpress.com/323/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/illibrodellamente.wordpress.com/323/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=323&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Di quando incontrai Philip Roth</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 02:37:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><a href="http://illibrodellamente.files.wordpress.com/2010/02/images1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-319" title="philip roth" src="http://illibrodellamente.files.wordpress.com/2010/02/images1.jpg?w=130&#038;h=138" alt="" width="130" height="138" /></a>A quel tempo facevo il commesso in libreria e, come tutti i commessi di libreria,  scrivevo e sognavo di vedere un giorno il mio nome stampato su uno dei tanti volumi che ero quotidianamente costretto a riporre negli scaffali o spolverare. Una mattina passavo la scopa tra le isole traboccanti di libri. Avevo appoggiato il mento sul dorso delle mani a loro volta appoggiate sul manico della scopa quando entrò in libreria niente poco di meno che Philip Roth, il grande scrittore statunitense. La bocca stretta, gli occhi espressivi, i folti sopraccigli e la calvizie che gli aveva risparmiato come una sciarpetta setolosa tutt&#8217;intorno alla testa. Amavo molto i suoi libri: lo stile, le storie, i personaggi. Così decisi di non perdere tempo e lo arpionai. &#8220;Avrei bisogno dei suoi consigli&#8230;&#8221; gli domandai timidamente. &#8220;Vorrei tanto imparare da lei. Vorrei che m&#8217;insegnasse tutto quello che c&#8217;è da sapere. Sento che solo così potrò davvero migliorare.&#8221; Allora Philip Roth sorrise. Sorrise e mi disse: &#8220;Se ci tiene tanto a migliorare, le darò i miei consigli&#8221;. Sentii un brivido arrampicarmisi su per la schiena. Sorrisi a mia volta e mi protesi in ascolto. &#8220;Tanto per cominciare, afferri bene quella scopa. Il manico, lì, con tutt&#8217;e due le mani. E spazzi da dietro in avanti, a colpettini, se non vuole sollevare la polvere.&#8221;</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/illibrodellamente.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/illibrodellamente.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/illibrodellamente.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/illibrodellamente.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/illibrodellamente.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/illibrodellamente.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/illibrodellamente.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/illibrodellamente.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/illibrodellamente.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/illibrodellamente.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/illibrodellamente.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/illibrodellamente.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/illibrodellamente.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/illibrodellamente.wordpress.com/307/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=307&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Come si arriva a Einaudi?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 01:59:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Ultimamente si fa un gran parlare di come arrivare alla pubblicazione. Sandrone Dazieri ha stilato il suo decalogo <a href="//sandronedazieri.nova100.ilsole24ore.com/2010/02/decalogo-per-aspiranti-pubblicatori.html">qui</a>. Remo Bassini l&#8217;ha chiosato <a href="//remobassini.wordpress.com/2010/02/08/come-farsi-leggere-dagli-editori/">qui</a>. Giulio Mozzi l&#8217;ha riportato <a href="//vibrisse.wordpress.com/2010/02/09/decalogo-per-aspiranti-pubblicatori/">qui</a>. Personalmente, leggere questi post mi ha ricordato un aneddoto risalente a una decina d&#8217;anni fa. Protagonista: Alda Merini. Un giorno la poetessa milanese, che prima di approdare a Einaudi si era fatta la sua bella gavetta (la pubblicazione di qualche lirica isolata in antologie collettive, i primi due libri personali editi da Schwarz), si sentì apostrofare così da un giovane: &#8220;Signora Merini, ma come si arriva a Einaudi?&#8221; E lei: &#8220;Facile. Vai in stazione, fai il biglietto, e prendi il treno per Torino&#8221;.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/illibrodellamente.wordpress.com/298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/illibrodellamente.wordpress.com/298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/illibrodellamente.wordpress.com/298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/illibrodellamente.wordpress.com/298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/illibrodellamente.wordpress.com/298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/illibrodellamente.wordpress.com/298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/illibrodellamente.wordpress.com/298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/illibrodellamente.wordpress.com/298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/illibrodellamente.wordpress.com/298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/illibrodellamente.wordpress.com/298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/illibrodellamente.wordpress.com/298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/illibrodellamente.wordpress.com/298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/illibrodellamente.wordpress.com/298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/illibrodellamente.wordpress.com/298/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=298&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Broccoli alle acciughe</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 14:03:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Cosa? Che cosa hai fatto? Di’ un po’, ti è andato in acqua il cervello?» Lui non trova di meglio, in risposta, che guardare fuori dalla finestra. Il crepuscolo avanza come una nube in transito, scurendo in progressione il verde dei platani e i cofani delle auto parcheggiate.  Lei cammina su e giù per la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=293&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">«Cosa? Che cosa hai fatto? Di’ un po’, ti è andato in acqua il cervello?» Lui non trova di meglio, in risposta, che guardare fuori dalla finestra. Il crepuscolo avanza come una nube in transito, scurendo in progressione il verde dei platani e i cofani delle auto parcheggiate.  Lei cammina su e giù per la stanza. «Senti qua» aggiunge a testa bassa, come se l’idea che ora va esponendo e le stesse parole con cui l’espone si trovassero sul pavimento e lei non facesse altro che vederle e raccattarle. «Ora tu fai una cosa. Torni indietro e dici che si è trattato di un errore. Uno stupido errore. Anzi no, uno scherzo. “Non ci avrete mica creduto?” dici. E ci fai su una bella risata. Insomma, inventati qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma riporta a casa quel cazzo di lavoro!» «Cerca di capire» articola lui, la voce sottile, evanescente, come se provasse a difendersi più davanti a se stesso che a lei. «Cerca di capire. Quattro giornate non pagate non sono un’inezia. Oltre alla paga fuori busta. È una questione di principio. Erano mesi che…» «Una questione di principio? Hai detto <em>una questione di principio</em>?» Ora lei è furiosa. Si dirige verso la tavola, una tovaglia in plastica a fiori apparecchiata con un bicchiere, una bottiglia d’acqua, un piatto di broccoli alle acciughe e due posate. Afferra il piatto e ne rovescia il contenuto sul pavimento. Poi lo rimette a posto, tra forchetta e coltello. «Eccola qui la tua <em>questione di principio</em>. Prego, serviti pure. E sta’ attento a non abbuffarti.» Poi all’improvviso, inspiegabilmente, si acquieta. La furia le abbandona il viso come un demone atterrito. Sembra svuotata. Si affloscia sulla sedia sotto il peso di quel qualcosa che le è appena crollato dentro. Lui cerca di alleggerire la tensione. «Dai, ce la caveremo. Come sempre. Sei o non sei la mia sparring partner?» E finge di colpirla in pancia con un gancio, un vecchio gioco tra di loro. Ma lei si volta col corpo dall’altra parte, di scatto, proteggendosi il ventre con la spalla destra. Lui alza le sopracciglia. Ha capito. È nello stesso istante in cui si accorge del quadro. Quello coi pesci rossi accanto alla finestra. È  inclinato. Non troppo, ma quanto basta perché la stanza ruoti di qualche grado rendendo tutto irreale.</span></p>
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		<title>Cartoline 1 / Napoli</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 21:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>me</dc:creator>
				<category><![CDATA[uno sguardo intorno]]></category>
		<category><![CDATA[cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Stazione Garibaldi]]></category>
		<category><![CDATA[Totò]]></category>

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		<description><![CDATA[È qui che è previsto l’imbarco. La città accoglie chi arriva in treno con una cartolina a tinte fumé sulla sinistra – il Vesuvio decapitato da un passaggio di nubi – mentre sulla destra, a tradimento, gli rifila una fungaia di palazzi e hotel sfregiatamente moderni. Su uno di questi campeggia la scritta al neon [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=286&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">È qui che è previsto l’imbarco. La città accoglie chi arriva in treno con una cartolina a tinte <em>fumé</em> sulla sinistra – il Vesuvio decapitato da un passaggio di nubi – mentre sulla destra, a tradimento, gli rifila una fungaia di palazzi e hotel sfregiatamente moderni. Su uno di questi campeggia la scritta al neon di una nota marca di cellulari. Nell’aria sale già, a pizzicare le narici, il caratteristico odore di gomma bruciata dei vecchi convogli. Ma il freno non fa in tempo ad arrestare del tutto la corsa che i vagoni sono letteralmente invasi da venditori di panini e bevande. Ce n’è uno che per sbaragliare la concorrenza recita Totò. Lo osservo meglio: un armadio umano sulla quarantina. Il golf a righe gialle e verdi fatica a contenerne la pancia al punto che, guardando gli aloni sulle ascelle, sembra quasi che a sudare non sia l’uomo ma il maglione. Scendo dal treno e mi avvio fuori. La stazione Garibaldi è austera. Poche finestre, pilastri grigi di cemento e una penombra a cui la vista si abitua subito ma a causa della quale, appena usciti, lo sfolgorio della luce meridiana ha la brusca solidità di una ditata nell’occhio. «Scusi, il bus per il porto?» Il passante mi consiglia di prendere l’Uno, lì sull’altro lato della piazza. Salgo sul mezzo. Alcune vecchiette in panni frusti, mezzo sdentante e aggressive, biascicano in dialetto qualcosa come: «Si sposti lei lì con quel malloppo, tra due fermate devo scendere!». Raccolgo l’allusione alla mia valigia che intralcia il passaggio e mi schiaccio contro il finestrino. Mentre il bus sobbalza sulle sconnessure della strada, sui vetri viaggiano le quinte stonacate degli edifici. Scendo. Mi lascio alle spalle il Maschio Angioino e percorro il molo. Attraccato sulla destra, beccheggia sul mare lievemente mosso un veliero. La somiglianza col galeone da scena che ho visto qualche tempo fa in esposizione al Porto Antico di Genova, quello usato dal regista Roman Polanski nel film <em>Pirati,</em> è notevole. Per un attimo penso che non c’è niente che sintetizzi meglio il groviglio di verità e stereotipo, iperrealtà e vocazione alla recita che è Napoli, di questo galeone così reale da somigliare a quello finto, scenografico, che è la riproduzione il più fedele possibile di un galeone vero. Mi perdo per un attimo in questo dribbling mentale. La nave ci aspetta in fondo al molo. Salgo la scaletta d’imbarco facendo i gradini due a due.</span></p>
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		<title>Orfanità letterarie</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 08:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>me</dc:creator>
				<category><![CDATA[descrizioni di descrizioni]]></category>
		<category><![CDATA[nicola lagioia]]></category>
		<category><![CDATA[orfano]]></category>
		<category><![CDATA[padri]]></category>
		<category><![CDATA[riportando tutto a casa]]></category>
		<category><![CDATA[stabat mater]]></category>
		<category><![CDATA[tiziano scarpa]]></category>

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		<description><![CDATA[La ricostruzione di un vuoto L’orfana Cecilia, protagonista di Stabat Mater di Tiziano Scarpa, si intrattiene spesso con un’inquietante figura dai capelli di serpente, immaginario interlocutore dei suoi monologhi interiori. Sul finire del romanzo, alla ragazza che dispera di ritrovare la propria madre, questa proiezione della sua angoscia ribatte cinicamente: «Non l’hai mai persa, non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=272&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong><img class="alignleft" src="http://files.splinder.com/4ccfc8d3646c6bcf2d3a2603ad32db72_medium.jpg" alt="" width="153" height="156" />La ricostruzione di un vuoto</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">L’orfana Cecilia, protagonista di <em>Stabat Mater</em> di Tiziano Scarpa, si intrattiene spesso con un’inquietante figura dai capelli di serpente, immaginario interlocutore dei suoi monologhi interiori. Sul finire del romanzo, alla ragazza che dispera di ritrovare la propria madre, questa proiezione della sua angoscia ribatte cinicamente: «Non l’hai mai persa, non l’hai mai avuta».  Una massima affine – «Non si perde quello che non si è mai avuto, non si ha quello che non si è mai perso» – è invece la didascalia conclusiva che Nicola Lagioia appone alle vicende dei protagonisti del suo <em>Riportando tutto a casa</em> e, più in generale, agli anni Ottanta che fanno da sfondo e materia al romanzo. La quasi identità delle due frasi non supererebbe lo steccato delle semplici consonanze lessicali– restando, appunto, poco più che una coincidenza – se non sintetizzasse aforisticamente il soggetto dei due libri. Entrambi, infatti, si misurano con un vuoto. Quello di <em>Stabat Mater</em> è un vuoto esistenziale: è la voragine spalancata in un individuo dall’assenza della figura materna. Il vuoto con cui fa i conti <em>Riportando tutto a casa</em> è invece storico-sociale (sebbene non manchi di risvolti esistenziali): si tratta dell’enorme cratere fumante lasciato dal passaggio della meteora degli Ottanta, i desolati anni del riflusso incarnati in particolare da Vincenzo, orfano di madre come la Cecilia scarpiana.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Ma la concomitanza forse maggiore tra i libri di Scarpa e Lagioia, per il resto lontanissimi tra loro quanto possono esserlo un romanzo lirico ambientato nella Venezia vivaldiana e un bildungsroman generazionale sullo sfondo di una Bari fine Novecento, è che in entrambi, nel momento in cui i loro autori si cimentano coi temi del vuoto e dell’assenza, la letteratura stessa sembra configurarsi come la ricostruzione di questo vuoto, l’evocazione di questa assenza (con la differenza che in <em>Stabat mater</em> l’espediente per dare forma al vuoto è quello classico del diario, in <em>Riportando tutto a casa</em> quello altrettanto classico dell’indagine ricostruttiva). La protagonista del romanzo scarpiano, infatti, esorcizza il baratro delle sue giornate e della sua angoscia di orfana riempiendo pagine su pagine di parole. Cecilia evoca attraverso il gesto della scrittura e la corporeità stessa del linguaggio – lingua e corpo sono i due grandi perni su cui si avvita l’opera dell’autore veneziano – il fantasma della madre, emulando così l’essenza stessa del lavoro di scrittore. Affine operazione di restauro, ma in questo caso centrata sulle lacune di un’epoca e di una memoria personale, è alla base di <em>Riportando tutto a casa</em>. Anche qui a riscattare anche solo letterariamente e parzialmente questa perdita è la potenza evocativa della parola. Lo scrittore di Bari gioca a rimpiattino tra passato e presente – la Storia, non il corpo, è il centro gravitazionale del mondo lagioiano – sorretto dall’illusione  adolescenziale del protagonista che è, in fondo, l’articolo di fede di qualsiasi narratore: «io ero convinto di poter controllare il tempo!»</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong>Adottare se stessi</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">La giostra dei parallelismi finirebbe qui, se non stimolasse ulteriori e più generali riflessioni su vuoti e orfanità letterarie. L’autore di <em>Stabat mater</em> è infatti lo stesso che qualche anno fa, nel bel mezzo di una delle ricorsive polemiche sulla supposta morte della letteratura e l’inconsistenza della narrativa italiana, si schierò contro la generazione dei padri (addirittura articolando una sottile distinzione tra <em>padrone</em>, <em>padrino</em>, <em>paternalista</em> e <em>padrista</em>)  rivendicando la maggiore età artistica per sé e i suoi coetanei. E Lagioia è lo stesso autore che esordiva otto anni fa nientemeno che con un parricidio letterario, <em>Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj</em>, e che, proprio in una riflessione a due con Scarpa, liquidava lo scontro ideologico tra la sua e la precedente generazione di intellettuali auspicando con piglio cinico che «nel gioco eterno del ricambio generazionale, la biologia faccia il suo corso». D’altronde, a dispetto dei dieci anni d’età che separa i due scrittori, il cannibalismo dell’esordio scarpiano e il dadaismo <em>post litteram</em> di quello lagioiano stanno lì a dirci di una comune esigenza di rottura con l’autorità. Ma l’opera e le riflessioni degli autori di <em>Stabat mater</em> e <em>Riportando tutto a casa</em> si inquadrano in un contesto geograficamente e ideologicamente più ampio, di cui ci ha fornito un bel ritratto se non un padre, un fratello maggiore del calibro di David Foster Wallace:</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">«Questi ultimi anni dell&#8217;era postmoderna mi sono sembrati un po&#8217; come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po&#8217; va benissimo, è sfrenato e liberatorio, l&#8217;autorità parentale se ne è andata, è spodestata, il gatto è via e i topi gozzovigliano nel dionisiaco. Ma poi il tempo passa e il party si fa sempre più chiassoso, e le droghe finiscono, e nessuno ha soldi per comprarne altre, e le cose cominciano a rompersi o rovesciarsi, e ci sono bruciature di sigaretta sul sofà, e tu sei il padrone di casa, è anche casa tua, così, pian piano, cominci a desiderare che i tuoi genitori tornino e ristabiliscano un po&#8217; di ordine, cazzo&#8230; Non è una similitudine perfetta, ma è come mi sento, è come sento la mia generazione di scrittori e intellettuali o qualunque cosa siano, sento che sono le tre del mattino e il sofà è bruciacchiato e qualcuno ha vomitato nel portaombrelli e noi vorremmo che la baldoria finisse. L&#8217;opera di parricidio compiuta dai fondatori del postmoderno è stata importante, ma il parricidio genera orfani, e nessuna baldoria può compensare il fatto che gli scrittori della mia età sono stati orfani letterari negli anni della loro formazione. Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c&#8217;è qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sarà che abbiamo bisogno di autorità e paletti? E poi arriva il disagio più acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realtà i genitori non torneranno più – e che noi dovremo essere i genitori».</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">In questa prospettiva si comprende meglio perché Cecilia decida di scappare dall’orfanotrofio, ma non per andare alla ricerca di una madre che l’ha rifiutata. La decisione del personaggio scarpiano è opposta a quella del protagonista di un altro romanzo orchestrato intorno al vuoto – della patria perduta, del padre morto, dei padri letterari rifiutati – cioè <em>Il dono</em> di Nabokov. È col desiderio non di ritrovare il genitore, ma di perderlo che Cecilia getta in mare la metà di quella rosa dei venti che avrebbe potuto orientarla nella ricerca della madre, recidendo così anche l’ultimo pezzo di cordone ombelicale («sono io in carne ed ossa, tutta intera, che mi sono riconsegnata a me stessa, sono io che adesso vado incontro al mio destino»). Lo stesso istinto di tradimento filiale e abbandono a se stessi – Joyce e Beckett, dunque, non Nabokov – muove i protagonisti di <em>Riportando tutto a casa</em>. «Questo tradimento» afferma Lagioia nel racconto <em>Bari</em> che precorre l’ultimo romanzo, «era uno dei pochi sistemi allora disponibili per diventare un individuo».</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"> La sensazione è che in <em>Stabat mater</em> e <em>Riportando tutto a casa</em>, romanzi sull’orfanità esistenziale e storica e sulla letteratura come atto di adozione della realtà, si rifletta lo sforzo, non solo di Scarpa e Lagioia ma dell’intera generazione di «orfani letterari» di cui fanno parte, di diventare loro – appunto – i genitori. Penso , per esempio, al Giuseppe Genna di <em>Dies irae</em> o alla Michela Murgia di <em>Accabadora</em>. Una pattuglia di scrittori decisi a fare letteratura colmando i gap ideologici (l’assenza dei padri di cui parla Wallace) e quelli storici (la desolazione politico-sociale dell’ex Belpaese) nella presa di coscienza wallaciana che i genitori non torneranno e che non resta, nell’orfanità generale, che adottare se stessi.</span></p>
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		<title>Videodrome</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 03:02:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caserta, 6 novembre 2008. A Valle di Maddaloni un bimbo di 4 anni è morto schiacciato dal televisore che stava tentando di spostare. Il televisore era sistemato su un carrello con le ruote nel soggiorno di casa, e il piccolo lo ha voluto posizionare in maniera da poter vedere i cartoni animati mentre era a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=77&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://illibrodellamente.files.wordpress.com/2009/02/videodrome2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-284" title="videodrome" src="http://illibrodellamente.files.wordpress.com/2009/02/videodrome2.jpg?w=186&#038;h=126" alt="" width="186" height="126" /></a><span style="color:#000000;"><em>C<span style="color:#000000;">aserta, 6 novembre 2008</span></em><span style="color:#000000;">. A Valle di Maddaloni un bimbo di 4 anni è morto schiacciato dal televisore che stava tentando di spostare. Il televisore era sistemato su un carrello con le ruote nel soggiorno di casa, e il piccolo lo ha voluto posizionare in maniera da poter vedere i cartoni animati mentre era a tavola in una stanza attigua. Ma la tv gli è caduta addosso causandogli lo schiacciamento del torace e altre lesioni interne. Il bambino è morto prima di giungere al pronto soccorso.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><em>Ascoli Piceno, 27 gennaio 2009</em>. È morta a sette anni schiacciata dal televisore di casa che le è caduto addosso. La tragedia è accaduta a Montegranaro, piccolo comune sull&#8217;Appennino, in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche. La piccola Sara, questo il nome della bimba, era in casa quando ha inciampato nel carrello porta-tv. Una manciata di secondi e anche il pesante apparecchio le è piombato sopra come un&#8217;incudine. Sara non ha avuto scampo. Il suo corpicino è stato schiacciato dal televisore. La bimba è stata accompagnata in ambulanza all&#8217;ospedale di Civitanova Marche e in elicottero ad Ancona dove i medici avrebbero potuto prestarle cure migliori, ma è stato tutto inutile. L&#8217;agonia è terminata ieri mattina in un lettino del reparto rianimazione davanti alla disperazione dei genitori che hanno trascorso la notte al suo capezzale.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><em>Trapani, 5 febbraio 2009</em>. Una donna di ottantadue anni, Maddalena Motisi, è morta oggi, a Trapani, a seguito dello scoppio di un televisore. La pensionata, che viveva da sola, è stata investita dall&#8217;esplosione. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno provveduto a spegnere l&#8217;incendio. Per l&#8217;anziana non c&#8217;era però più nulla da fare.</span></p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>Dimenticare il nome di Lampe</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2008 00:51:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>me</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lampe]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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		<description><![CDATA[Che cos&#8217;è questa cosa? Dove voglio andare a parare? Sono io, senza dubbio, il primo a non saperlo. O forse a non ricordarlo. Già, il guaio è proprio questo: una memoria che fa cilecca come un cerino bagnato. Non ricordo nulla &#8211; o pochissimo &#8211; delle cose che mi sono accadute e di quelle che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=6&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">
<p><img class="alignleft" src="http://www.thetechherald.com/media/images/200819/PostIt_16.jpg" alt="" width="161" height="109" /></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Che cos&#8217;è questa cosa? Dove voglio andare a parare? Sono io, senza dubbio, il primo a non saperlo. O forse a non ricordarlo. Già, il guaio è proprio questo: una memoria che fa cilecca come un cerino bagnato. Non ricordo nulla &#8211; o pochissimo &#8211; delle cose che mi sono accadute e di quelle che tuttora mi accadono. Perdo pezzi. Mi appanno. Dissolvo. E allora questa cosa è forse il tentativo di non scordare del tutto, di restare a galla in un mare di post-it. Ecco perché &#8220;il libro della mente&#8221;.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Sempre che non valga l&#8217;esatto contrario e la scrittura non vada a braccetto con l&#8217;oblio. Bernardin de Saint-Pierre: «Ciò che metto sulla carta lo tolgo dalla memoria e quindi lo dimentico». Magari è proprio così: si scrive per dimenticare. Per elaborare, attraverso lo scritto, il lutto della realtà. Per riporre la vita dentro un libro da riporre in uno scaffale e via.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Ma forse no. Forse un&#8217;altra eventualità esiste. A offrirmela è Immanuel Kant, il filosofo. L&#8217;uomo sulla cui passeggiata gli abitanti di Königsberg accordavano gli orologi. Kant aveva un domestico di nome Lampe che lo assisteva durante tutta la giornata, dalla sveglia alle cinque in punto del mattino («È ora!») al pranzo all&#8217;una esatta («La minestra è in tavola!»), fino a temperare alla sera la penna di cui il filosofo aveva bisogno la mattina dopo per scrivere. Ma nel 1802, quando aveva settantotto anni suonati e la sua mente iniziava ormai a vacillare sotto i colpi della vecchiaia, Kant licenziò il fedele domestico. Ne seguirono sconforto, afflizione, rabbia. E fu proprio il risentimento che, insieme all&#8217;incapacità di scordare il servitore, gli fece annotare su un foglietto il seguente promemoria: Ora il nome di Lampe va assolutamente dimenticato. Straordinario, sublime paradosso che sembra racchiudere il senso stesso dello scrivere (e &#8211; perché no? &#8211; della vita): ricordarsi di dimenticare.</span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/illibrodellamente.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/illibrodellamente.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/illibrodellamente.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/illibrodellamente.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/illibrodellamente.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/illibrodellamente.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/illibrodellamente.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/illibrodellamente.wordpress.com/6/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=illibrodellamente.wordpress.com&amp;blog=3850349&amp;post=6&amp;subd=illibrodellamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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